domenica 9 marzo 2008

Importante: parole arrivate dall'Africa

Ho già parlato di Africom, spostiamoci ora dalla parte degli africani. Ci chiediamo mai che cosa pensano loro, se sono favorevoli ai progetti che vengono decisi "dall'alto"?

Credo sia una cosa importante tenere sempre presente il pensiero dell'altro. Anche nel caso di grandi progetti, come quello di Bush, occorre chiedersi quali saranno le ripercussioni sui diretti interessati. Bush si sta muovendo, o meglio così dichiara di fare, per migliorare la situazione in Darfur... ma gli africani cosa ne pensano? Sono favorevoli ad Africom?
Facendo una ricerca ho scoperto che le cose non stanno proprio così. Ho deluso anche le vostre aspettative? Forse poteva sembrare scontato, tanti potrebbero rispondersi 'certo che lo vogliono!'.

Nonostante le grandi promesse americane gli africani hanno accolto Africom con molti dubbi. Temono una militarizzazione della diplomazia Usa.
Sul Daily Nation, quotidiano di Nairobi, Wafula Okumu ha rivelato i suoi sospetti di fronte alla nascita di Africom avvenuta proprio nel momento in cui i cinesi erano in Africa a trattare accordi petroliferi. Dalla caduta delle Torri Gemelle gli americani stanno cercando in tutti i modi di diventare indipendenti dal Medio-Oriente nell'approvigionamento di petrolio. E l'Africa è la terra perfetta.

Al di là della retorica ufficiale, infatti, i tre grandi obiettivi americani sono il petrolio, la lotta al terrorismo e all'avanzata cinese.

Da un lato i cinesi e dall'altro gli americani: grande competizione nella conquista del petrolio africano. Per questo motivo gli africani sono restii ad accogliere le promesse d'aiuto di Bush.

E Okumu afferma "Il terrorismo non è il principale dei nostri problemi. Spero solo che quest'attenzione distorta non faccia prendere all'impegno americano una deriva irachena". Chiare e dirette le parole di Okumu dimostrano che anche la fiducia verso gli americani viene sempre meno.

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