
“Nei colloqui con il personale umanitario di ritorno dal Darfur nessuno mi ha mai parlato di genocidio. Il problema è che, da quando nella regione è stato scoperto il petrolio, un conflitto tra popolazioni nomadi e stanziali per il possesso delle terre è stato strumentalizzato, per gli interessi delle varie compagnie e degli stati che le sostengono. Non si spiega altrimenti l’attenzione che questo conflitto ha suscitato: nel sud del Sudan si è combattuta la più lunga guerra civile del continente, che ha provocato milioni di morti. Ma di quella nessuno ha mai parlato” queste sono le parole rilasciate da un operatore umanitario in Sudan.
Questa testimonianza ci conferma la sensazione che il conflitto in Darfur sia divenuto un conflitto mediatico, come era avvenuto con la guerra del Golfo. I media ne parlano poco, o meglio, ne parlano in occasione dei nuovi interventi americani o cinesi, delle nuove decisioni che “le grandi potenze” hanno preso, delle missioni che verranno promosse dal premier di turno … ma poi la verità è che dopo 2 – 3 giorni di notizie il Darfur esce di nuovo di scena. E tutti si dimenticano di nuovo delle vittime.
1 commento:
Povero Darfur, adesso prima che se ne riparli occore aspettare la fine delle Olimpiadi.
Ora ad interessare è il Tibet che offre un'occasione per abbaiare ad un gigante che può ridurre il nostro tenore di vita( ma come si sa can che abbaia non morde)
Posta un commento