giovedì 1 maggio 2008
Cina:complice di un massacro
Al festival "Pen World Voice" di New York l'attrice americana e lo scrittore francese hanno raccontato ciò che hanno constato con i loro occhi dopo aver fatto visita in quella terra distrutta.
Lévy si è dimostrato rabbioso per il silenzio che vige intorno a questa storia. Da buon scrittore non si tira indietro e parla chiaro. Lo scrittore francese attribuisce questo tacere "ai nostri pregiudiuzi" ovvero "l'idea che i razzisti debbano essere per forza bianchi, imperialisti e colonialisti". E invece, i responsabili sono i famigerati Janjaweed. Proprio quando arriva a parlare di questi predoni arabi intavola la questione cinese (la Cina sostiene per interessi propri le milizie arabe) e accoglie sul palco l'attrice emozionata.
Mia è apparsa con le lacrime agli occhi e ha raccontato storie tremende di donne, ragazze e bambini. "Ho visitato villaggi distrutti dove restavano solo le ceneri dei corpi", dice. L'attrice prosegue e, lapidaria, accusa l'Onu di non fare abbastanza. La gente ha bisogno di aiuto, per questo bisogna fare pressione sulla Cina che é l'unica a poter fare qualcosa. E conclude
"la Cina usa il proprio veto per ritardare lo schieramento dei caschi blu consentendo alle stragi di continuare".
giovedì 10 aprile 2008
Ancora pressioni sulla Cina
Jerry Fowler, il presidente della Save Darfur Coalition, ha pronunciato queste parole
"The reality is that China is in a unique position to help end the suffering, violence and death in Darfur. Tragically, Beijing officials choose not to. Therefore, Darfur activists will continue rallying, continue protesting and continuing raising this issue until China changes its policies and the Darfuri people enjoy lasting peace and security."
Sconfitte, delusioni e speranze continuano ad essere le emozioni che animano la popolazione del paese.
mercoledì 9 aprile 2008
Tv e radio italiane si impegnano poco: via libera alle firme per la petizione
Dal 2006 Italians For Darfur (IB4D) ha creato un movimento on-line per creare un’opinione pubblic
a più so
lida che possa contribuire a risolvere il conflitto del Darfur. Fondamentale è combattere l’indifferenza di radio, stampa e Tv verso questi tragici avvenimenti: da sempre i media italiani, soprattutto i media tradizionali, hanno dedicato poco spazio a queste questioni. Scarso interesse e scarsa informazione dei cittadini italiani ne sono stati il risultato. IB4D ha creato una petizione on-line che possiamo firmare tutti per far sì che nella programmazione di Rai, Mediaset e La7 favoriscano una migliore e più dettagliata conoscenza su ciò che sta accadendo in Darfur. La televisione, seguita da radio e tv, è infatti il mezzo che raggiunge la maggior parte degli italiani e quindi un primo modo per sensibilizzare il paese è proprio iniziare ad informare di più.
L’appello è stato colto dalla Rai! l Segretario Sociale Rai ha promosso la campagna di
comunicazione sociale Emergenza Darfur che coinvolge tutte le reti di servizio pubblico, le radio e le testate giornalistiche. La campagna è stata avviata con la partecipazione di diversi enti sociali impegnati direttamente sul luogo per far fronte a qualsiasi tipo di emergenza (alimentare, sanitaria..). L’impegno della Rai è stato effettivo e la programmazione giornaliera include ora più programmi dedicati a queste tematiche sociali.
La petizione è già stata firmata da molti esponenti di spicco del nostro paese; tra questi ci sono Marco Pannella, Cesare Cremonini, Mario Mauro. Qui potete mettere la vostra firma.
Le Olimpiadi di Pechino, il tour della torcia olimpica non sono altro che pretesti, punti di partenza per far tornare attuali temi e problemi che esistono da sempre. E così è quasi una settimana che il Darfur viene ricordato tra le righe degli articoli dedicati alle proteste pro-Tibet.
martedì 8 aprile 2008
Storia raccontata
lunedì 7 aprile 2008
Appuntamento a San Francisco con la torcia olimpica
La marcia per la torcia olimpica continuerà ad essere travagliata anche sull'altro versante dell'Atlantico. Nuove proteste pro-Tibet l’aspettano. Mercoledì la fiaccola farà il giro di San Francisco dove la San Francisco Bay Area Darfur Coalition sta incitando gli attivisti all'insurrezione in difesa dei diritti umani. L'appuntamento è fissato alle 11 di mercoledì 9 aprile e le manifestazioni continueranno fino alle 4 del pomeriggio. I protestanti mandano un nuovo messaggio ai cinesi per porre fine al genocidio che stanno vivendo in Darfur.Sta dilagando in tutto il mondo una forte pressione sulla Cina e questo non è altro che un chiaro segno di protesta da parte dei popoli sfruttati, maltrattati e a cui è pressoché negata la dignità di esseri umani. Si risollevano le rivendicazioni dei diritti dell'uomo che, anche questa volta, tornano ad essere in primo piano per questioni socio-politiche internazionali. Molto probabilmente, terminato il percorso della fiaccola, tutto tornerà nuovamente a tacere...
venerdì 4 aprile 2008
Visioni a confonto
La notizia circolava già su alcuni siti inglesi a fine marzo.
L’ambasciatore sudanese di Londra Khalid al Mubarak si è mostrato molto scettico al riguardo: sostiene che l’International Criminal Court è controversa nel suo modo di pr
ocedere e suggerisce di non sperare che si otterrà giustizia per i crimini imputati a Kushayb e Harun. Non c’è evidenza della loro colpa, spiega l’ambasciatore.
Questa è l’ottica di una persona che rappresenta il proprio paese da lontano e che quindi abbina una “visione dall’interno e dall’esterno dei fatti”. Meglio di tanti giuristi europei o americani che si stanno impegnando per far intervenire l’ONU può valutare la situazione, o meglio dare una previsione di come si evolveranno le cose. È possibile che il suo scetticismo sia dovuto proprio alla consapevolezza che l’applicazione delle leggi e della giustizia in Sudan non avviene come da noi; proprio perché possiede quella visione interna della realtà sudanese arriva ad affermare che non ci sono prove sufficienti della colpevolezza dei due criminali. L’ambasciatore spiega anche che le accuse non sono fondate poiché non sono credibili le fonti, di conseguenza il Sudan farà man forte. Tutto ciò è lontano dalla visione dei membri dell’ONU che ieri hanno firmato la lettera.
mercoledì 2 aprile 2008
Entra anche tu nel mondo della pubblicità
Il primo spot è stato realizzato dal fotografo Alessandro Branca che ha così cercato di stimolare fotografi e internauti ad inviare una loro fotografia. L’iniziativa ha già avuto successo e on-line è si è diffusa l’espressione “Io bloggo per il Darfur” che è diventato lo slogan dei bloggers di Italian Bolgs For Darfur. Qui sotto potete vedere alcune foto che sono già state mandate.
Nuove strategie pubblicitarie? Semplice propaganda o reale interesse?


